martedì 26 maggio 2026
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Unitree presenta il robot da open space: si trasforma in tavolino appena arriva l’HR

Dal mecha trasformabile alle scrivanie italiane il passo è breve: il nuovo automa promette mobilità, disciplina e la rara capacità di diventare innocuo durante i colloqui.

Redazione
Unitree presenta il robot da open space: si trasforma in tavolino appena arriva l’HR

Dal mecha trasformabile alle scrivanie italiane il passo è breve: il nuovo automa promette mobilità, disciplina e la rara capacità di diventare innocuo durante i colloqui.

Doveva essere un prodigio dell’ingegneria mobile, un concentrato di meccanica e intelligenza artificiale capace di passare con eleganza da configurazione bipede a quadrupede. Ma appena il concetto è arrivato ai reparti acquisti italiani, il destino del robot trasformabile è cambiato. Non più soccorso, esplorazione o demo da fiera: il vero mercato sarebbe l’**open space aziendale**, dove il nuovo automa potrebbe spostarsi tra le scrivanie, portare cavi, presidiare le call e soprattutto convertirsi in tavolino neutro non appena l’ufficio risorse umane si avvicina con intenzioni valutative. Il punto di forza del prodotto, spiegano i primi entusiasti, è la sua versatilità politica prima ancora che tecnica. In forma eretta ricorda innovazione, futuro e attrattività per gli investitori. In forma abbassata comunica sobrietà, ottimizzazione degli spazi e disponibilità a sostenere il peso di una stampante multifunzione. In pratica, il robot promette di fare ciò che da anni si chiede ai lavoratori junior: essere dinamici, adattabili, instancabili e pronti a sparire alla bisogna dentro l’arredamento. ## La trasformazione che il management aspettava Secondo le prime brochure non ufficiali, il dispositivo sarebbe già perfetto per le liturgie aziendali. Può accompagnare un dirigente fino alla sala riunioni, cambiare postura quando entra il cliente e tornare a modalità “supporto ergonomico” quando il budget del trimestre impone prudenza narrativa. Un consulente del settore definisce il prodotto “la prima creatura davvero compliant con l’idea contemporanea di collaborazione: presente ma non invadente, utile ma non troppo autonoma, costosissima ma raccontabile come risparmio”. I dipendenti osservano il fenomeno con un misto di ammirazione e panico. Alcuni temono la sostituzione, altri vedono nel robot un collega finalmente all’altezza del contesto: non chiede ferie, non contesta gli obiettivi e non prova disagio quando viene convocato per una “chiacchierata informale” alle 18:47. Nei forum interni circola già una domanda scomoda: se la macchina sa trasformarsi in tavolino per proteggersi, perché gli umani continuano a presentarsi in carne viva ai feedback trimestrali? ## Dall’industria al corridoio delle badge timbrati Il futuro del robot da open space sembra dunque segnato. Dopo il modello base arriveranno la variante “scrum edition”, capace di annuire in cerchio senza capire nulla, e la versione “executive”, che ruota su sé stessa lentamente mentre qualcuno pronuncia la frase “serve più ownership”. Se il mercato risponderà bene, non è escluso un bundle con docking station e corso obbligatorio per il personale dal titolo rassicurante: “Convivere con l’innovazione senza prenderla sul personale”. In fondo l’ufficio del 2026 non pretende più soltanto strumenti efficienti. Vuole oggetti che capiscano il contesto emotivo, leggano il rischio reputazionale e sappiano quando è il momento di fingersi mobilio. Da questo punto di vista, il robot trasformabile non è fantascienza: è semplicemente il primo dipendente davvero allineato alla cultura aziendale.