Istituti tecnici entrano nel programma “alternanza con l’ansia”: si studia direttamente sotto il bisogno d’impresa
La riforma scolastica avrebbe risolto il vecchio conflitto tra istruzione e mercato eliminando il fastidio dell’autonomia educativa.
Redazione

“La riforma scolastica avrebbe risolto il vecchio conflitto tra istruzione e mercato eliminando il fastidio dell’autonomia educativa.”
Dopo anni di dibattito su autonomia scolastica, formazione critica e rapporto con il mondo del lavoro, la soluzione sarebbe finalmente arrivata con la chiarezza brutale delle cose pensate per non lasciare residui. Gli istituti tecnici entrano nella nuova fase dell’**alternanza con l’ansia**, sistema in cui lo studente non deve più attraversare il confine tra scuola e impresa, perché quel confine viene direttamente sciolto in aula insieme a ogni pretesa di tempo libero interiore.
L’idea è considerata modernissima. Perché insegnare ai ragazzi a comprendere il mondo, quando si può addestrarli a farsi comprendere dal suo reparto risorse umane? Le materie restano, certo, ma assumono una nuova gerarchia morale. Italiano serve per scrivere mail prudenti, matematica per non sbagliare i KPI futuri, storia per sapere da quanto tempo si ripete che i giovani devono adattarsi. Il resto, se avanza spazio, potrà sempre essere trattato come hobby.
## La didattica come pre-colloquio
Nei corridoi scolastici circolerebbero già le prime bozze del nuovo impianto: laboratori di flessibilità, verifiche orientate alla resilienza, moduli di problem solving emozionale per imparare a sembrare motivati anche quando si è soltanto stanchi. Gli insegnanti più scettici parlano di subordinazione culturale, ma i promotori della riforma preferiscono il linguaggio dell’efficienza: la scuola deve stare al passo, anche se il passo è quello di chi corre già in ritardo verso una selezione.
Studenti e sindacati protestano perché intravedono il cuore del progetto. Non si tratta di avvicinare istruzione e lavoro, bensì di abituare i futuri lavoratori a considerare naturale che ogni spazio formativo esista in funzione di un fabbisogno produttivo altrui. È un’elegante inversione pedagogica: non ci si chiede più che tipo di cittadini vogliamo formare, ma che tipo di disponibilità emotiva convenga incorporare il prima possibile.
## Il merito come compatibilità preventiva
La riforma viene venduta come occasione, ma la parola giusta potrebbe essere allineamento. Chi studia non viene più invitato a costruirsi, ma a rendersi subito leggibile per un sistema che apprezza soprattutto l’adattabilità anticipata. L’ansia, in questo quadro, non è un effetto collaterale. È un linguaggio comune tra chi apprende e chi domani valuterà se quell’apprendimento era abbastanza obbediente.
Se il modello prenderà piede, potremmo presto vedere licei con indirizzo “colloquio permanente”, università che rilasciano badge di impiegabilità e infanzia orientata alla cultura della scadenza. Sarebbe il coronamento perfetto di una lunga stagione italiana: non preparare i giovani al futuro, ma prepararli a non discutere troppo il suo padrone.