martedì 26 maggio 2026
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Cronaca

Roma sperimenta l’aggressione a turni ai senzatetto: tre ragazzi denunciati per eccesso di codardia logistica

La notte romana avrebbe trovato un nuovo punto basso organizzativo: colpire i più fragili in modalità seriale e perfino con una certa disciplina di gruppo.

Redazione
Roma sperimenta l’aggressione a turni ai senzatetto: tre ragazzi denunciati per eccesso di codardia logistica

La notte romana avrebbe trovato un nuovo punto basso organizzativo: colpire i più fragili in modalità seriale e perfino con una certa disciplina di gruppo.

Roma avrebbe scoperto una nuova forma di efficienza notturna, e purtroppo riguarda il peggio del repertorio civile: tre giovani che scelgono di accanirsi contro chi già dorme esposto, povero e indifeso, trasformando la propria miseria morale in una sequenza di aggressioni distribuite come se perfino la crudeltà avesse bisogno di un’organizzazione minima. È la **codardia logistica**, disciplina non riconosciuta ma evidentemente praticata con zelo da chi confonde il branco con il coraggio e la fragilità altrui con un passatempo. Il dato più desolante non è soltanto la violenza, ma la sua metodicità. Non uno scatto cieco, non una rissa occasionale, ma un itinerario contro bersagli scelti proprio perché incapaci di restituire potere, visibilità o rischio. La città, che da anni si abitua a convivere con l’abbandono come se fosse arredo urbano, si ritrova così davanti alla sua versione più vile: non limitarsi a ignorare i senzatetto, ma usarli come schermo su cui proiettare un’idea tossica di forza. ## Il degrado che non viene mai chiamato per nome Si parla spesso di degrado per indicare tende, cartoni, corpi stanchi sotto i portici. Meno spesso si usa la stessa parola per nominare chi vede tutto questo e decide che il problema non è la povertà, ma la presenza visibile di qualcuno ancora più esposto di lui. Eppure il degrado vero sarebbe proprio lì: in una formazione sentimentale che insegna a ridere dei deboli, a colpirli in gruppo e poi magari tornare a casa convinti di aver vissuto una notte qualsiasi. La città reagisce come sa fare: sdegno breve, dichiarazioni giuste, promesse di vigilanza. Ma resta la sensazione che il problema non riguardi tre singoli soltanto. Riguarda l’ambiente che rende plausibile, perfino praticabile, l’idea che la vulnerabilità estrema altrui sia un bersaglio disponibile. Un contesto in cui la marginalità è talmente normalizzata da poter diventare anche terreno di esercizio per la crudeltà. ## La civiltà ridotta a test di bersaglio Fare satira qui significa guardare in faccia il paradosso più amaro: una società che si definisce urbana, moderna e connessa trova ancora il modo di costruire gerarchie di umanità talmente basse da trasformare i più fragili in oggetti di sfogo. Non c’è nessuna ironia consolatoria. C’è solo la necessità di chiamare codardia ciò che si presenta come bravata, e fallimento collettivo ciò che troppo spesso viene archiviato come cronaca minore. Perché se una città non sa proteggere chi non ha neppure una porta da chiudere, allora il problema non è il disordine della notte. È la morale del giorno.