giovedì 28 maggio 2026
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Cronaca

Phishing di Poste, spariscono 25 mila euro ma almeno il truffato ottiene l'assoluzione morale del quartiere

La cronaca della frode digitale riapre il dibattito italiano su link sospetti, colpe distribuite e parenti che a posteriori sarebbero stati tutti investigatori perfetti.

Redazione
Phishing di Poste, spariscono 25 mila euro ma almeno il truffato ottiene l'assoluzione morale del quartiere

La cronaca della frode digitale riapre il dibattito italiano su link sospetti, colpe distribuite e parenti che a posteriori sarebbero stati tutti investigatori perfetti.

In Italia il phishing non è più soltanto una tecnica di truffa: è un rito collettivo che comincia con un SMS ambiguo e finisce con una catena di persone pronte a spiegarti che loro, al posto tuo, non ci sarebbero mai cascate. La storia dell'ennesimo falso messaggio di Poste culminato nella perdita di quasi 25 mila euro e in un'assoluzione giudiziaria del titolare del conto destinatario è l'esempio perfetto di questa doppia liturgia. Da un lato la frode, raffinata quanto basta per sembrare plausibile. Dall'altro il tribunale parallelo della parentela, che emette sentenze molto rapide del tipo ma non hai visto che il link era strano? Il punto è che la truffa digitale moderna vive proprio di questa ambiguità studiata. Non punta sui geni, ma su persone stanche, distratte, sotto pressione, convinte che risolvere subito un alert bancario sia più saggio che aspettare. Il messaggio arriva quando devi uscire, mentre stai cucinando, o appena dopo che hai ricevuto tre notifiche reali da servizi autentici. La frode funziona perché imita la vita, non perché somiglia al male cinematografico. Eppure l'opinione pubblica continua a trattare ogni vittima come un volontario della disattenzione. Da qui nasce la vera innovazione italiana: l'assoluzione morale del quartiere. Scatta appena il caso diventa pubblico. Le stesse persone che fino a un minuto prima giudicavano ora si organizzano per dire che oggi può capitare a chiunque, che i truffatori sono bravissimi, che l'interfaccia sembrava vera, che ormai ci sono persino le stesse palette cromatiche. È una forma di solidarietà tardiva ma calorosa, in cui l'empatia cresce proporzionalmente alla certezza di non dover restituire i soldi. La vicenda racconta qualcosa di più grande della sola truffa. Racconta un Paese che digitalizza in fretta i punti di contatto più delicati e poi scarica sull'utente la responsabilità di intuire in tempo reale se sta parlando con un servizio pubblico o con un disperato altamente organizzato. Il cittadino è invitato a usare app, OTP, identità digitali, firme remote, portali e notifiche continue, ma resta culturalmente solo nel momento in cui deve decidere di chi fidarsi. E allora ogni truffa diventa un piccolo referendum sul tema preferito dell'Italia contemporanea: la tecnologia è comoda finché non ti chiede sangue freddo. La satira, in fondo, è tutta qui. Non nel messaggio falso, ma nel coro di persone che lo commentano dopo. Prima ti spiegano che bastava pensarci un attimo. Poi ammettono che pure loro, con quel logo, a quell'ora e con quella fretta addosso, forse un clic l'avrebbero fatto. Ma solo uno, ovviamente. Giusto per controllare.