Piantedosi attiva l’Unità Manine: reparto che cerca talpe con guanti bianchi e chat di cortesia
Dopo il caso delle indiscrezioni, il Viminale avrebbe istituito una task force elegante per indagare sulle fughe di notizie senza sgualcire troppo l’etichetta ministeriale.
Redazione

“Dopo il caso delle indiscrezioni, il Viminale avrebbe istituito una task force elegante per indagare sulle fughe di notizie senza sgualcire troppo l’etichetta ministeriale.”
Nel grande teatro delle istituzioni italiane, dove spesso le notizie escono prima delle decisioni e i retroscena arrivano con più puntualità dei decreti, il Viminale avrebbe scelto di reagire con un’evoluzione organizzativa dal gusto quasi sartoriale. Nasce l’**Unità Manine**, un reparto specializzato nella caccia alle talpe amministrative ma concepito per farlo con la delicatezza di un invito a un ricevimento e l’ansia di un thriller da corridoio ministeriale.
La squadra, secondo le prime indiscrezioni, non sarebbe composta da investigatori tradizionali bensì da figure ibride: funzionari con fiuto da prefettura, portamento da maggiordomo e una notevole capacità di chiedere “possiamo sentirci un attimo?” senza far capire se ti stanno offrendo un caffè o un preavviso di panico. Il nome interno, spiegano fonti nervose, deriva dall’ossessione per quelle mani invisibili che avrebbero toccato chat, confidenze, dettagli sensibili e reso improvvisamente pubblica la parte di realtà che doveva rimanere in amministrazione controllata.
## Il sospetto, ma con galateo
L’innovazione del reparto non starebbe nei mezzi ma nel metodo. Niente scene madri, niente urla, niente faldoni sbattuti sul tavolo. L’Unità Manine lavora di sfumatura, con domande allusive, controllo delle rubrica telefoniche e quella forma di cordialità glaciale che in Italia anticipa sempre qualcosa di sgradevole. In un’epoca in cui perfino lo scontro interno deve sembrare istituzionale, la vera efficienza non è trovare subito il colpevole: è riuscire a far sentire osservati tutti nello stesso momento.
I dipendenti del ministero descrivono un clima di paranoia ben stirata. Nessuno sa chi venga ascoltato, ma tutti abbassano la voce nei corridoi, come se le pareti avessero fatto carriera. Le chat, un tempo piene di ironie, si sarebbero improvvisamente popolate di soli “ok” e “ricevuto”, che è il linguaggio con cui gli esseri umani smettono di essere spontanei e cominciano a temere una richiesta di screenshot.
## La Repubblica delle talpe educate
Colpisce soprattutto il valore simbolico dell’operazione. In un paese dove la fuga di notizie è spesso l’unica forma di trasparenza accidentale rimasta, creare una struttura anti-manine significa riconoscere che il vero potere non è tanto governare gli eventi, quanto controllarne la versione prematura. La politica non teme più soltanto gli scandali: teme chi racconta il backstage prima che sia stato adeguatamente truccato.
Si vocifera già di possibili sviluppi: scanner per sussurri, badge emotivi e un protocollo “retroscena zero” per gli uffici più sensibili. Ma l’obiettivo resta quello di sempre: non eliminare il sospetto, bensì dargli una modulistica decorosa. In fondo la modernità amministrativa è tutta qui: inseguire il caos, purché firmi per ricevuta.