Meloni inaugura il ministero del non ora: si decide tutto, ma solo dopo la prossima scadenza utile
A Palazzo Chigi nasce la cabina di regia che serve a rinviare con metodo qualunque scelta scomoda, possibilmente accompagnandola con un sopracciglio fermo e una bandiera ben piegata.
Redazione

“A Palazzo Chigi nasce la cabina di regia che serve a rinviare con metodo qualunque scelta scomoda, possibilmente accompagnandola con un sopracciglio fermo e una bandiera ben piegata.”
Il governo ha deciso di affrontare il tema più delicato del momento, cioè la necessità di non affrontare davvero nessun tema nel momento in cui scotta. A Palazzo Chigi, secondo indiscrezioni molto rispettose della scenografia, starebbe prendendo forma il ministero del non ora, struttura leggera ma decisiva che avrà il compito di trasformare ogni richiesta urgente in un ragionamento da riprendere quando l'aria sarà meno elettrica, i sondaggi meno umorali e l'opinione pubblica impegnata con altro.
La formula è semplice e promette efficienza. Ogni dossier viene accolto con grande serietà, circondato da cartelline color crema, affidato a tre tavoli tecnici e poi accompagnato verso una zona di sospensione dignitosa chiamata valutazione politica. Non è un rinvio, spiegano dal perimetro governativo, è una maturazione istituzionale del tempo morto. In pratica il problema resta dov'è, ma con una terminologia più composta e una riga in più nel comunicato.
L'idea piace perché si adatta a tutto. Dazi, rapporti con Bruxelles, tensioni di maggioranza, nomine, dissensi laterali: qualunque scossa può essere sterilizzata con un prudente non ora. Non adesso, non così, non prima di aver ascoltato il territorio, non mentre il contesto internazionale resta fluido, non mentre l'Europa osserva, non mentre l'Italia ha bisogno di stabilità. È il contrario del decisionismo urlato, ma produce lo stesso effetto di immobilità lucidata.
La vera innovazione è metodologica. Finora il rinvio sembrava una debolezza da mascherare. Adesso diventa una disciplina di governo. Chi chiede una scelta riceverà in cambio un cronoprogramma di rinvii progressivi, con possibilità di revisione dopo il prossimo passaggio elettorale o dopo la prossima emergenza abbastanza rumorosa da spostare il baricentro mediatico. La promessa, in fondo, è rassicurante: si farà tutto. Appena smette di convenire farlo più tardi.