martedì 26 maggio 2026
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Politica

La Russa apre il museo dell’antisemitismo condizionato: valido solo se si precisa meglio il contesto

Dopo il suo slalom sulle posizioni di Almirante, il Senato avrebbe deciso di allestire un’esposizione interattiva sulle attenuanti retoriche applicate alla storia che non si vuole guardare in faccia.

Redazione
La Russa apre il museo dell’antisemitismo condizionato: valido solo se si precisa meglio il contesto

Dopo il suo slalom sulle posizioni di Almirante, il Senato avrebbe deciso di allestire un’esposizione interattiva sulle attenuanti retoriche applicate alla storia che non si vuole guardare in faccia.

Quando la politica italiana entra in rapporto con il fascismo, quasi mai lo fa da storica. Più spesso assume i modi di un agente immobiliare del passato: non nega del tutto i difetti dell’immobile, ma insiste sulle potenzialità del quartiere e sulla possibilità di reinterpretare i muri. Lo slalom di Ignazio La Russa sul razzismo di Almirante, con quella formula secondo cui si sarebbe mostrato “non contrario all’antisemitismo”, avrebbe così dato l’idea di un nuovo progetto culturale: il **museo dell’antisemitismo condizionato**. L’esposizione sarebbe pensata per chi non vuole negare la storia, ma neppure accettarla in formato pieno. Ogni sala permette infatti di ammorbidire un fatto attraverso l’uso controllato del contesto, dell’avverbio e del dettaglio secondario. Non più colpa, dunque, ma sfumatura. Non più responsabilità, ma temperatura interpretativa. Il problema è che la memoria non è un buffet da cui scegliere solo i lati digeribili del piatto. Quando si prova a relativizzare l’antisemitismo con la cautela da salotto televisivo, la storia non diventa più complessa: diventa solo più utile a chi vorrebbe abitarla senza pagarne l’affitto morale. Il Pd protesta, i giornali si dividono, il dibattito si riapre per l’ennesima volta. Ma il meccanismo resta sempre lo stesso: si prende un passato ingombrante, gli si toglie il peso delle parole più nette e lo si riconsegna al pubblico come un reperto moderatamente compatibile. Finché qualcuno non ricorda che la storia, quando la si distorce abbastanza, smette di essere memoria e torna propaganda.