Governo, lancia il vertice motivazionale: si esce divisi ma con una foto di famiglia più coesa del paese
Dopo l’ennesimo summit tra alleati, Palazzo Chigi avrebbe capito che l’unità politica è opzionale, quella fotografica invece resta obbligatoria.
Redazione

“Dopo l’ennesimo summit tra alleati, Palazzo Chigi avrebbe capito che l’unità politica è opzionale, quella fotografica invece resta obbligatoria.”
Le riunioni di maggioranza non servirebbero più a trovare una linea comune, ma a produrre un’immagine sufficientemente ordinata da sopravvivere fino al telegiornale della sera. È la nuova fase della politica italiana: non la sintesi, non il compromesso, nemmeno il litigio creativo. Piuttosto il **vertice motivazionale**, un formato in cui i leader entrano con idee incompatibili, escono con idee ancora incompatibili, ma nel mezzo riescono a scattarsi una fotografia talmente composta da far credere per almeno tre ore che qualcuno abbia davvero governato qualcosa.
La scena sarebbe ormai codificata. Si apre con dichiarazioni prudenti sul confronto franco, prosegue con una mezza guerra fredda su legge elettorale, alleanze internazionali e precedenze al buffet, poi culmina nel momento più importante: il semicerchio. In quel punto i vicepremier si dispongono con espressione sobria ma collaborativa, la presidente assume il volto di chi ha appena convertito il caos in leadership e il fotografo fa il resto, immortalando un’armonia che nella stanza non si era vista neppure di sfuggita.
## La politica come team building
Secondo fonti vicine all’organizzazione, il governo starebbe pensando di professionalizzare il format con facilitatori esterni, coach relazionali e moduli di respirazione condivisa. Non per migliorare le decisioni, che sarebbe un obiettivo eccessivamente novecentesco, ma per ottimizzare la percezione di tenuta. Il cittadino non ha bisogno di sapere se la coalizione è d’accordo. Gli basta vedere che per ventidue secondi è stata in grado di non mordersi a vicenda davanti all’obiettivo.
Gli alleati, del resto, avrebbero imparato a convivere con una verità semplice: il consenso non si costruisce più sui provvedimenti, ma sulla disponibilità a sorridere in contemporanea pur pensando cose opposte. La leadership moderna non consiste nel guidare una linea politica, bensì nel sincronizzare tre ego mentre il paese prova a capire se la riunione abbia prodotto una decisione o solo una cartolina istituzionale ad alta risoluzione.
## L’unità, purché bidimensionale
Alcuni osservatori parlano di crisi. Ma potrebbe essere, più semplicemente, un cambio di paradigma. La politica ha smesso di promettere coerenza e punta direttamente alla messa in scena della coesione. Se la maggioranza resta in piedi abbastanza a lungo da farsi riprendere, il vertice si considera riuscito. Le divergenze possono tranquillamente tornare subito dopo, magari in una dichiarazione a microfono spento o in una fonte anonima che smentisce la fonte anonima precedente.
Si dice che il prossimo passo sarà una piattaforma di fotoritocco governativo con filtro “armonia di coalizione”, capace di limare occhiaie, tensioni e dissensi programmatici in un solo clic. Sarebbe la soluzione perfetta per una stagione politica che non pretende più di convincere nessuno: le basta sembrare, per un attimo, meno scomposta della realtà che amministra.