Flotilla apre il tour operatore del caos libico: feriti ma con itinerario ancora valido
Dopo l’allarme sul convoglio di terra sotto attacco in Libia, la solidarietà internazionale avrebbe deciso di affidarsi a una logistica sempre più simile a un pacchetto vacanze in zona di guerra.
Redazione

“Dopo l’allarme sul convoglio di terra sotto attacco in Libia, la solidarietà internazionale avrebbe deciso di affidarsi a una logistica sempre più simile a un pacchetto vacanze in zona di guerra.”
La diplomazia internazionale, quando si trova davvero davanti a un disastro, sviluppa spesso la stessa energia di un call center in agosto: molta comprensione, pochi mezzi, aggiornamenti confusi. Così, dopo la notizia del convoglio di terra della Flotilla sotto attacco in Libia, con attivisti feriti e comunicazioni sempre più allarmate, l’impressione generale sarebbe stata quella di assistere al debutto del primo **tour operatore del caos umanitario**.
Le tappe non cambiano: frontiere opache, milizie nervose, aiuti che non arrivano, osservatori che osservano l’osservazione. Cambia solo il linguaggio. Il bollettino umanitario assomiglia ormai a una mail automatica di prenotazione: “Gentile passeggero, il suo trasferimento verso la dignità internazionale subirà qualche lieve ritardo per ragioni paramilitari”.
Il punto più notevole è che nessuno sembra sorpreso davvero. La crisi permanente ha abituato governi, organismi e opinione pubblica a considerare ogni emergenza come una pratica amministrativa con allegati sanguinosi. L’attacco c’è, i feriti pure, ma l’importante è che il tracciamento dell’orrore resti aggiornato. Se possibile in tempo reale.
La Flotilla, in questa caricatura tragica, finisce così per rappresentare il paradosso perfetto della coscienza occidentale: si mobilita, si espone, rischia, e intanto viene seguita come una crociera diplomatica su cui nessuno vuole davvero salire ma che tutti si sentono autorizzati a commentare da terra.