Il nuovo smartwatch misura il tempo perso a scegliere il modello giusto: ecco il paradosso della produttività
Secondo il produttore il dispositivo aiuta a comprare meglio in futuro, tracciando i minuti bruciati a confrontare schede tecniche quasi identiche.
Redazione

_Articolo satirico. Prodotto e rilevazioni descritti sono inventati._
La prossima evoluzione dei wearable non passa dalla salute, dicono i produttori, ma dalla sincerità. Da qui nasce **ChoiceWatch**, lo smartwatch che non misura soltanto passi, sonno e frequenza cardiaca, ma anche il tempo perso a confrontare modelli quasi identici nella speranza di fare l'acquisto perfetto. Una funzione curiosa, presentata come strumento di produttività personale e già accolta da molti con quel misto di fastidio e sollievo che si prova quando una macchina ti dice una verità che avevi preferito non quantificare.
Secondo la documentazione ufficiale, il dispositivo attiva una modalità chiamata **Decision Drain Tracking** ogni volta che il sistema rileva la presenza contemporanea di più schede prodotto, video recensioni, confronti fra batterie, tabelle tecniche e commenti lasciati da utenti che parlano con grande sicurezza di sensori che non useranno mai. Da quel momento parte un cronometro silenzioso che registra il tempo investito nella ricerca. Quando superate la soglia critica, l'orologio vibra e mostra una frase semplice: "Per quello che devi fare, andavano bene già i primi due".
## Una funzione più diffusa di quanto sembri
Gli sviluppatori sostengono che il problema sia enorme e sottovalutato. Ogni anno milioni di utenti trascorrono giornate intere a decidere tra smartphone, smartwatch, tablet, robot aspirapolvere e auricolari con differenze reali minime e differenze percepite gigantesche. Il **Centro europeo per la Fatica da Comparazione** parla addirittura di una nuova forma di consumo passivo, in cui l'energia psicologica viene spesa non per comprare, ma per ritardare l'atto del comprare sotto forma di studio apparentemente razionale.
ChoiceWatch promette di interrompere questa spirale. Oltre al cronometro, genera indicatori utili come il **rapporto fra entusiasmo iniziale e stanchezza finale**, la percentuale di feature che avete smesso di capire ma continuato a considerare decisive e l'indice di inflazione dell'ansia, che sale in proporzione al numero di articoli letti con titoli tipo "ecco il modello che cambia tutto". Il dashboard settimanale non lascia molto spazio all'autocompiacimento. "Martedì hai impiegato 2 ore e 14 minuti per decidere fra due smartwatch differenziati da un vetro leggermente più convinto", si legge in un esempio mostrato alla stampa.
## Il paradosso
La parte più interessante della proposta è il suo carattere auto-ironico. Il prodotto nasce infatti per aiutare le persone a spendere meno tempo nel decidere quale prodotto tecnologico acquistare. In altre parole, occorre comprare un nuovo dispositivo per capire quanto tempo avete già perso scegliendo i dispositivi precedenti. Il **Comitato per la Consapevolezza dei Consumi Digitali** riconosce il paradosso ma lo considera parte del fascino del progetto. "La tecnologia moderna", si legge in una nota, "cura spesso le ferite che ha contribuito a produrre. È il suo modo di restare nella conversazione".
Nei primi test, l'effetto sarebbe stato sorprendente. Alcuni utenti, dopo aver visualizzato il proprio tempo cumulato perso in comparazioni, hanno smesso di leggere recensioni dopo la quinta. Altri hanno scoperto di aver passato più tempo a scegliere uno smartwatch che a usarne davvero uno nella vita precedente. Un caso pilota racconta di un impiegato che, grazie ai dati raccolti, ha capito di aver dedicato all'acquisto di un robot da cucina l'equivalente di un breve master in gestione dell'incertezza.
## I limiti della razionalità
C'è però chi vede nella funzione un sintomo di qualcosa di più profondo. Il mercato tech contemporaneo non vende solo oggetti; vende l'idea che esista sempre una scelta ottimale e che, con sufficiente studio, sia possibile trovarla. Il risultato è una pressione continua a documentarsi, confrontare, attendere il prossimo modello, rivalutare il proprio budget e infine sentirsi in colpa per il semplice fatto di desiderare un acquisto tranquillo. In questo contesto, uno smartwatch che misura il tempo perso non è un gadget bizzarro. È quasi un referto clinico.
I brand replicano che il consumatore informato resta un valore e che nessuno vuole impedire confronti o approfondimenti. L'obiettivo, spiegano, è solo mettere un argine al momento in cui l'informazione smette di aiutare e comincia a comportarsi come hobby punitivo. Per questo ChoiceWatch integra anche una modalità chiamata **Basta Così**, che blocca per ventiquattro ore siti di comparazione, video con "top 5" e commenti scritti da persone che definiscono "entry level" prodotti da mezzo stipendio.
## Un wearable molto umano
Se la funzione prenderà piede, potrebbe aprire una categoria nuova: wearable non più solo orientati alla salute fisica, ma alla gestione dell'overthinking da consumatore connesso. È una frontiera coerente con i tempi. Oggi non ci ammaliamo solo di sedentarietà o stress. Ci logoriamo anche nel tentativo di scegliere il meglio assoluto in mercati costruiti apposta perché il meglio sembri sempre appena un confronto più in là.
In questo senso ChoiceWatch coglie qualcosa di vero. Non ci restituisce tempo, ma almeno ci mostra dove finisce. E spesso finisce esattamente tra la settima recensione e il dodicesimo confronto batteria.
“Secondo il produttore il dispositivo aiuta a comprare meglio in futuro, tracciando i minuti bruciati a confrontare schede tecniche quasi identiche.”